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Oggi apprendo con sgomento e costernazione che il Comune di Padova (con giunta di centrosinistra) ha issato un muro alto 84 metri (non di mattoni,ma sempre muro si tratta) per separare un quartiere ghetto pieno di spacciatori e malavitosi, dal resto della città "per bene"( e cioè i clienti presumo..).
Non bastava un posto di blocco fisso della polizia, come un check point israeliano, per arginare il fenomeno, spiega l'assessore alla polizia municipale.Ma l'iniziativa pare essere al centro dell'attenzione politica, tant'è che Maurizio Saia, senatore padovano di An, indignato ribatte :"La realtà è che l'idea del muro l'avevo avuta già io, quando ero assessore comunale alla sicurezza".

Nell'era della condivisione globale delle idee c'è un'oggettiva difficoltà del diritto d'autore a tutelare la proprietà intellettuale.Potrei consigliare al senatore ex-missino di intraprendere un'azione legale per ottenere la paternità dell'opera, potendo così fregiarsi dell'ottima iniziativa e contestualmente autografare l'opera stessa.
E questo mentre nella stessa città pochi giorni fa i DS proponevano di far operare nello stesso territorio agenti di polizia extracomunitari per fronteggiare il fenomeno e creare un contatto anche con quelle comunità emarginate e ai limiti della legalità.

Una diversa idea di integrazione.Anzi un'unica idea di integrazione quest'ultima.
Perchè alzare muri o creare ghetti, oltre ad evocare ricordi poco piacevoli e disumani, ci ricorda quanto sia illimitata e feconda la bestialità umana.

Pubblicato il 10/8/2006 alle 16.5 nella rubrica Attualità.

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